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Creative Global Network for the Visual Arts

FRAGILE - global performance chain journey

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FRAGILE - global performance chain journey

Website: http://www.fragile-global-performance.net
Location: global
Members: 12
Latest Activity: Oct 22, 2014

WHAT'S IT ?

Can ONE FRAGILE OBJECT, in times of email, chat and mobility, pass one time ALL AROUND THE WORLD safely – from hand to hand, charging itself with stories and people?
Will it be the same when it returns?


With "FRAGILE - global performance chain journey" 750 artists from 62 countires from around the whole world work together in one same action: All will carry one fragile object around the planet.
This will take time (months, years?). This is not a battle against time, or a “Travel around the world in 80 days”. It is the performative passing of an object from one performance artist’s hand to the others, responsibly, trustfully and creatively.
The journey of the object and the performers will be communicated on the website, in regular newsletters, on the Facebook group and the YouTube channel.
The object will be fragile. It will pass through hundreds of people's hand around the fragile planet.
Are we performance artists able to take the responsibility for it, for making it move and return- changed, charged, but intact?

We are all globally connected – are we really, or just virtually or just partially?
Let's connect - Let's act - Let's perform - One time around the globe.


You can follow the journey on the website, and subscribe to our regular newsletter for being always up to date about the journey of the FRAGILE object:

http://fragileglobalperfo.wufoo.com/forms/join-our-mailing-list/

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Comment by Salvatore D'imperio on October 22, 2014 at 17:23

Dear Artists I hope to be welcome in your group....this is future!!!!!

I would like to post my contribute to the first "Manifesto Fragilista" congress in Vicenza (Italy) in 2010. 

you will translate it becouse is in Italian.Thanks s. d'imperio

“ l’Uomo è come una canna mossa dal vento “...Il vento rappresenta la forza della natura regolata da leggi a volte ostili ed impreviste che non abbiamo ancora saputo dominare malgrado tutte le nostre conoscenze. Essa è una madre, una madre che talvolta punisce i suoi figli. La canna di bambù è la metafora dell’uomo che grida la sua voglia di vivere contesa tra un atto di forza e la consapevolezza della fine. Tra questi due poli si dipana la nostra vita : cerchiamo mezzi di sostentamento  in una realtà che muta vorticosamente e siamo portati a non ammettere se non dopo una sconfitta, la nostra miseria, la nostra fragilità. Contrariamente, chi vive un disagio sà perfettamente cosa sia la fragilità. La sperimenta giorno per giorno,e ne fà un suo punto di forza: la forza della fragilità. Ipotesi questa, ampiamente illustrata ne           “ l’Uomo di vetro “ di Vittorino Andreoli. Chi vive un disagio è consapevole del suo handicap e fortifica la sua anima. Si sente preparato a qualsiasi evenienza, sa adattarsi. E’ una persona fatta di Spirito come l’artista che è fragile, non si lascia attrarre dal superfluo, si confronta con la Sintesi.  Sentirsi fragili significa bilanciare continuamente un equilibrio precario per affrontare la trama variegata della vita, è un sentire, è un sentimento che possiede solo l’uomo, uno scambio continuo d’amore.  Solo chi possiede il caos può partorire una stella danzante, e solo attraverso un costante esercizio volto alla conoscenza di noi stessi e di conseguenza al rispetto dell’altro, riusciamo a recuperare un umanità perduta, probabilmente, dall’irrompere delle macchine e da un progresso che ci vuole tutti uguali. Ciò che voglio dire è che anche dietro una macchina c’è l’uomo, un uomo che commette  errori, ma sembra non voglia ammetterli  perchè vince. E’ vincente lo stereotipo dell’uomo forte e pieno di muscoli, dell’uomo che non deve chiedere mai. Il pianto appartiene all’infanzia, è un atto del passato. Concludendo, il fondamento del fragilismo, secondo me, lo possiamo ritrovare nel pensiero debole di Giovanni Vattimo che non vuole essere un pensiero strettamente filosofico, bensì un modo di procedere, un metodo applicato alla vita di tutti i giorni. l’Essere si tramanda, Accade. l’Essere mostra tutta la sua caducità, la sua mortalità operando uno sfondamento. La conoscenza si trasmette attraverso l’esperienza umana, si invia, come sulla tastiera di un computer  e allora appare con tutta la sua forza la nuova era , l’Era Digitale.  Anche qui, secondo me,  valgono le stesse regole : la fragilità sarà esporsi nella “rete” che di digitale ha solo la struttura mentre resta, come tutte le nostre espressioni,  a misura d’uomo, un uomo forte delle sue debolezze, del suo sentirsi fragile.

 Salvatore d’imperio

 

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